La Colombina è l'azienda di Matteo Giacomelli, produttore toscano all'inizio del suo percorso: poche vendemmie alle spalle, pochissime bottiglie e nessuna immagine.
Fa tutto da sé, dalla vigna alla cantina, ed è questo il motivo per cui le quantità restano limitate. Il progetto parte da lì: costruire un'identità che somigli al modo in cui il vino viene fatto, non a quello in cui di solito viene venduto.
Il marchio è una colomba ridotta a poche campiture e trattata come una stampa a mano: bordi irregolari, inchiostro che non copre in modo uniforme, carta grezza che resta visibile sotto. L'opposto di un segno levigato, per scelta.
La palette prende i nomi dalle cose — Azzurro Colomba, Rosso Vino, Giallo Tappo, Ardesia, Carta Kraft — e intorno al marchio nasce un piccolo alfabeto di icone: bicchiere, bottiglia, grappolo, tappo, ramo d'ulivo. Per gli spazi stretti c'è il monogramma LA C.
Tutto confluisce nelle etichette, dove ogni vino tiene lo stesso impianto e cambia soltanto il nome: la gamma può crescere senza che il progetto vada rifatto.














